Cerca nel blog

venerdì 8 luglio 2011

"Lo chiamavano condiviso". Chi tira a fregare gli italiani ?

Condiviso, chi tira a fregare gli italiani ?
Eccoci alle seconda parte del nostro articolo. Dopo aver affrontato nella prima parte quale sia la reale applicazione dell’affidamento condiviso e come venga suddiviso il domicilio del minore fra i due ex coniugi, andiamo adesso a scoprire qual è il tempo che i figli passano con ogni genitore.
L’impostazione dell’affidamento basata sul domicilio preavalente ha come conseguenza logica un’ampia differenza nei pernottamenti disponibili fra i due genitori: si passa infatti da una media mensile di 26,5 giorni per il genitore domiciliatario ai soli 6,5 giorni al mese per il genitore non domiciliatario di un figlio con più di 3 anni e ancora meno se di età inferiore (2,5 giorni). 





Pochissimi sono dunque i giorni che il genitore non domiciliatario può passare con il figlio, non in numero maggiore di quanto fosse possibile fare prima della riforma del 2006, quando si tendeva a garantire in media 6 pernottamenti al mese per il padre. La situazione non cambia neanche in caso di festività e vacanze per l’ex coniuge non domicilatario: si passa da un giorno e mezzo ad un massimo di 4,5  nelle vacanze natalizie, mentre in quelle estive si può arrivare al riconoscimento di 18 giorni consecutivi di permanenza col figlio, un numero consistente ma appena il 20% rispetto al periodo di sospensione scolastica.



Oltre all’introduzone del concetto del “domicilio prevalente” si registra un’alta percentuale di affidi esclusivi alla madre operati dai tribunali minorili in collaborazione con gli assistenti sociali, che sfruttano la formula dell’ affidamento ai servizi sociali competenti per il territorio e collocazione abitativa verso la madre. Una prassi che permette di aggirare nuovamente la legge 54/2006 e affidare i minori al “genitore sessualmente corretto“, compiendo di fatto un affidamento esclusivo.
Un’ultima alterazione di quanto indicato nella legge sull’affido condiviso va infine a intereressare il Mantenimento Diretto (ovvero la possibilità concessa a ciascun coniuge di provvedere direttamente alle spese per i figli quando sono con lui) che non viene permesso nel 98% dei casi, sostituito invece dall’assegno di mantenimento (da attribuire solo quando la differenza di reddito fra i coniugi lo renda necessario) di nuovo come succedeva prima del 2006. 




Riassumendo brevemente, l’analisi condotta fornisce un quadro piuttosto insoddisfaciente per quanto riguarda l’applicazione di una normativa introdotta ormai da tempo e che ancora non ce l’ha fatta a scrollarsi di dosso le procedure previgenti. Il dato maggiormente preoccupante resta comunque il riconoscimento di un affido condiviso che diverge dalla forma con il quale è stato introdotto, modificato e snaturato dall’affiancamento del domicilio prevalente. Tale condizione porta ad un falsamento dei dati statistici, infatti denominare affido condiviso ciò che di fatto non lo è, corrisponde a un vizio di forma che gli istituti di ricerca dovrebbe considerare nelle loro statistiche.
Sei d’accordo con la situazione presentata da questi dati? Queste procedure di affidamento rispecchiano la tua esperienza personale? Cosa ne pensi?




Fonte: Francesco Venturini - http://www.ragazzopadre.it/blog/2011/06/14/ecco-come-non-si-applica-la-legge-sull%E2%80%99affido-condiviso-strategie-e-statistiche-parte-seconda/


Nessun commento:

Posta un commento