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mercoledì 2 marzo 2011

Vicenza, bimba affidata e una serie di abusi. Ventuno professionisti sotto inchiesta

Ventun persone, fra i vertici dell'Ulss e i servizi sociali, sono finite sotto inchiesta per reati che vanno dall'abuso d'ufficio alla falsa perizia. La procura le aveva iscritte sul registro degli indagati in seguito alla denuncia presentata da una coppia di nonni che lamentavano le modalità e le scelte fatte in merito all'affido della loro nipotina. La bambina, di 7 anni, è stata infatti affidata ad una famiglia anzichè a loro, che si erano offerti di tenere a causa dei problemi della loro figlia, e madre della bambina. 
I due nonni, assistiti dall'avv. Gianluca Alifuoco, sono due professionisti che vivono nell'hinterland della città.

Avevano formalizzato una denuncia molto articolata che aveva portato la procura a iscrivere sul registro degli indagati 21 persone.

Si tratta degli operatori degli operatori dell'equipe Tutela minori dell'Ulss 6, Pietro Cavazza Ceccato, 60 anni, di Vicenza; Silvia Radaelli, 44, di Vicenza; Roberta Maschio, 44, di Bassano; Elena Arzenton, 32, di Torri di Quartesolo; Silvana Previtali, 38, di Caldogno; Claudia Pulvirenti, 28, di Vicenza e Giovanna Didonè, 27, di Galliera Veneta.

Quindi, i vertici dell'Ulss 6 di Vicenza a partire dal direttore generale Antonio Alessandri, 63, di Padova; e quindi Maria Margherita Morselli, 54, di Vicenza; Giovanni Crestanello, 61, di Costabissara e Paolo Fortuna, 47, di Vicenza. Sempre per l'Ulss 6, Tiziano Apolloni, 64, di Vicenza; Claudia Faccin, 45, di Isola, e Giorgio Pinato, 49, di Vicenza.

E ancora, per i Comuni, Paola Bracci, 50, di Vicenza; Laura Addondi, 28, di Malo; Cristina Zancan, 28, di Vicenza; Chiara Fabris, 38, di Dueville; Giuseppe Massignan, 33, di Carmignano; Bertilla Torniero, 47, di Vicenza; Carlo Scapin, 60, di Galliera Veneta.

In base alla ricostruzione accusatoria, dal 2006 in avanti la gestione della bambina sarebbe stata costellata di una serie di comportamenti che configurerebbero il reato di abuso d'ufficio. Fra l'altro, sarebbe stato somministrato alla mamma della bambina un test psicologico in maniera scorretta, teso a far risultare dei disturbi che la donna non aveva. «Eravamo stati noi a chiedere aiuto ai servizi sociali - lamentano i nonni, che hanno instaurato due procedimenti davanti al tribunale per i minorenni e alla Corte d'appello di Venezia - e invece di fatto la bimba ci è stata portata via».

Gli accertamenti compiuti avevano però indotto il pubblico ministero Alessandro Severi a chiedere l'archiviazione del procedimento, non ravvisando nessuna fattispecie di reato penale da parte degli indagati.

I nonni, però, si sono opposti alla richiesta sostenendo come la procura debba raccogliere le testimonianze di una serie di persone informate sui fatti. Gli indagati, difesi fra gli altri dagli avv. Pierluigi Vinci, Nicola Guerra e Rosanna Pasqualini, chiederanno l'archiviazione.  

Il giudice si esprimerà in questi giorni.

Fonte: ilgiornaledivicenza.it

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