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martedì 8 marzo 2011

La separazione, il diritto di visita e lo stupro delle relazioni

Qualcuno salterà su come indiavolato se dico che ci hanno indotto a credere che lo stupro possa avere vittime esclusivamente femminili. 

Invece anche un uomo può essere violentato, da un uomo, da una donna o da un intero Sistema. 

Il punto è un altro: se è valido il terribile dramma di un corpo violato, è impossibile non accettare che possa essere valido il dramma di un equilibrio psico-emotivo violato ancora più del corpo.

La differenza è questa: lo stupro fisico è limitato nel tempo, il picco di violenza è relativamente breve. Però le conseguenze nell'equilibrio di una donna violata impiegano anni a sparire, possono anche non sparire mai.

Lo stupro delle relazioni dura tutta la vita; oltre alle conseguenze psico-emotive è lo stesso picco di violenza a non finire mai.

Per un padre separato comincia ancora prima di andare in tribunale, quando il mio avvocato mi dice che ho poche speranze di vedere i figli con assiduità: l'importante è che io paghi, poi a crescerli ci penserà qualcun altro.

Il picco si rinnova ogni giorno, in uno stillicidio di fatti apparentemente scollegati tra loro:
  • quando mi concedono il "diritto di visita" due domeniche al mese,
  • quando li riporto con un quarto d'ora di ritardo e trovo i Carabinieri,
  • quando saltano gli incontri per un certificato medico fasullo,
  • quando arriva l’SMS “domani non venire, abbiamo da fare”,
  • quando suono a quel citofono e non risponde nessuno,
  • quando non me li passa al telefono,
  • quando spegne apposta il cellulare,
  • quando vado a scuola e le maestre mi trattano con diffidenza,
  • quando mi ritrovo accusato di schifezze mai fatte,
  • quando la madre scappa senza motivo in un centro antiviolenza,
  • quando un'assistente sociale di 25 anni decide se sono capace a fare il padre,
  • quando mi nascondono la data della recita scolastica,
  • quando i miei figli chiamano "papà" l'ultimo arrivato,
  • quando non ho una casa dove portare i bambini, 
  • quando devo vedere i miei figli in incontri protetti,
  • quando gli incontri protetti saltano perché non ci sono locali adatti o il personale è impegnato altrove,
  • quando sbatto contro l'incompetenza di chi dice "dovreste trovare un accordo",
  • quando lei tenta di mandarmi in galera con false accuse e se provo a difendermi siamo “conflittuali”, al plurale,
  • quando l'unica cosa che mi rimane sono le foto perchè la madre è scappata all'estero,
  • quando chiedo aiuto alle istituzioni e tutti allargano le braccia, 
  • quando sporgo denuncia e per mesi non si muove nessuno,
  • quando è lei a farla e dopo mezz'ora mi telefonano i Carabinieri,
  • quando penso a cosa dirà ai bambini per giustificare che il papà è giusto vederlo poco,
  • quando piango la notte come un ragazzino pensando ai miei figli che non posso amare come vorrei ... 

Non serve andare avanti per ore, sappiamo tutti di cosa sto parlando. L’intero Sistema, se chiedo di occuparmi dei figli, è costruito per trattarmi da intruso, invadente, incapace, pericoloso. Sono violenze che si ripetono per anni, ogni giorno, ogni minuto. Vieni aggredito da sensazione di impotenza, disperazione, umiliazione, dall'arroganza e l'incompetenza delle persone alle quali chiedi aiuto, la forza di andare avanti sembra ogni giorno sul punto di sparire...

Dinamiche sperimentate sulla propria pelle da troppi padri, per troppi anni. 

Diamogli un nome. 
Si chiama stupro delle relazioni.  

Fonte: adiantum.it - di Fabio Nestola

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