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sabato 2 ottobre 2010

Trib. di Milano e Genova: le decisioni sul catechismo seguono la sorte materna

Lettera aperta all’on. Maurizio Paniz. Chi era presente nell’ottobre 2008 al convegno sull’affido condiviso tenutosi a Varese per stimolare un mutamento di normativa, ha potuto sentire la voce perentoria dell’on. Maurizio Paniz affermare che nessuna legge era necessaria perché sarebbe bastato attendere la maturazione della magistratura per avere il vero affido condiviso e la realizzazione del diritto dei minori alla bigenitorialità.
Semmai, affermò il deputato, si sarebbe potuto porre dopo qualche anno un correttivo sul tema della mediazione familiare. Non essendoci alternative tranne il provare a proporre un progetto di legge migliorativo (cosa fatta), si fece di necessità virtù.
Come siano andate le cose è sotto gli occhi di tutti: la legge si è rivelata forse la più grande burla di tutta la storia repubblicana: i magistrati ci hanno messo un attimo a ideare il termine “genitore col- locatario”, a sostituzione dell’affidatario, e a lasciare l’anacronistica minestra nel piatto. Solo più amara perché condita col sale della delusione.
Gloria Servetti, magistrato in servizio presso il tribunale meneghino, scriveva subito prima che la L. 54 entrasse in vigore: “....la maggiore ricaduta sull’organizzazione degli uffici e sulla difficoltà di offrire una risposta tempestiva si avrà in conseguenza dell’applicazione della disposizione che recita: “in caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice, con riguardo cioè alle decisioni di maggiore interesse per i figli che dovrebbero essere sempre assunte dai genitori di comune accordocome conseguenza dell’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi, e ciò indipendentemente dal fatto che l’affidamento sia ad entrambi oppure esclusivo. Si tratterà di trovare al più presto una prassi condivisa sull’individuazione di questa categoria di decisioni, comunque inerenti all’istruzione, all’educazione e alla salute (e ci si può prefigurare la scelta del corso scolastico e dell’istituto da frequentare, la frequentazione o meno del catechismo, particolari o importanti corsi sportivi da intraprendere, la scelta dei sanitari ecc.), ....... Una prima esigenza dovrebbe, allora, essere quella di ricercare una precisa individuazione ed esemplificazione delle decisioni di maggiore interesse, in senso rigoroso e restrittivo (e quasi una sorta di decalogo), pena il rischio di gravare in termini eccessivi i tribunali e di svuotare di contenuto l’esercizio della potestà genitoriale, in contrasto con la normativa che tende invece a richiamare i genitori alla piena e paritaria corresponsabilità. Per le decisioni di ordinaria amministrazione il giudice ha la possibilità di stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente: quando avrà in concreto questa possibilità ? In prima battuta potrebbe dirsi quando ha verificato che si sono posti, o verosimilmente potrebbero porsi, dei problemi di gestione (uno dei genitori risiede lontano, uno dei due ha scarse possibilità di frequentazioni assidue, risulta che il minore non riesce a comunicare bene e con sincerità o naturalezza con uno dei due genitori ecc.). Anche qui sarà indispensabile trovare al più presto una linea comune sia nell’individuazione delle questioni di “ordinaria amministrazione” sia di principio: potrebbe, ad esempio, essere opportuno prevedere che, allorquando la frequentazione dell’altro genitore abbia cadenza quindicinale, questioni di una simile tipologia sono rimesse al solo genitore che con il minore condivide il quotidiano, perché è in effetti l’unico in grado di avvertire le sue esigenze più spicciole e di decidere di conseguenza, con quell’autonomia che non di rado è l’unico strumento per garantire la prontezza dell’intervento”.
Riassumendo in modo sintetico il Servetti-pensiero, le cose, già allora, si concepivano così: prima si nomina il “genitore collocatario” e gli si assegna la casa , poi si danno i soliti striminziti orari di visita al “non collocatario”; indi se il collocatario si sposta a 500 km di distanza glielo si lascia fare; poi si stabilisce un assegno di mantenimento e poi… se c’è qualche contenzioso si dice già in partenza che chi vive col bambino ha potere assoluto sulle decisioni minori.
Ma questo non era l’affido esclusivo ?
Nel caso di un nostro socio anche la scelta religiosa è rientrata in questo ambito: la madre, improvvisamente folgorata sulla via di Damasco dopo otto anni di paganesimo ha scelto autonomamente che il bambino diventasse cattolico senza ascoltare il parere del padre che pensava sarebbe stato meglio lasciare libertà di scelta (qualunque scelta) al minore. Il padre ha fatto ricorso e… il collegio composto dai magistrati Gloria Servetti, Delia Scirè, Anna Cattaneo “valuta favorevolmente e ritiene di approvare la scelta formativa e culturale compiuta dalla resistente che, ben conoscendo il figlio e le sue ottime relazioni di amicizia con i coetanei del gruppo dell’oratorio con i quali il bimbo è abituato a giocare a calcio,a giocare a calcio, a partecipare a gite estive, ha valorizzato l’inserimento del ragazzino in tale ambiente. Omissis…ne discende il rigetto della domanda attorea di sospensione-interruzione del percorso di catechesi che è cosa buona ed utile al minore per i suesposti motivi condanna il ricorrente al pagamento degli oneri dilite (1500 euro) oltre agli accessori di legge.....
Ma se a Milano il collocatario sceglie anche la confessione religiosa, a Genova accade l'opposto: e al padre (collocatario) è stato impedito di far battezzare il figlio di 9 anni.
Presso il tribunale del capoluogo lombardo, infatti, a Luglio si era disposto che “il catechismo e la partecipazione alla messa domenicale” costituiscono un “percorso formativo di maturazione personale utile e stimolante per socializzare con altri anche nell’apprendimento di quei valori morali e religiosi (solidarietà fraternità uguaglianza condivisione ecc.) che sono universali e radicati nella cultura umana...”, e si era criticato il padre perchè “non ha indicato alcuna opzione alternativa, di tal che non è possibile alcun giudizio comparativo fra concrete proposte”.A Genova, invece, a parti invertite, è scaturita una reazione opposta: la quarta sezione civile in sessione speciale del tribunale ha accolto il ricorso di una madre che si era opposta al battesimo del figlio che da tempo seguiva il catechismo, bloccando la procedura immediatamente prima della cerimonia, quando tutte le spese erano state sostenute dal padre (che, peraltro, era collocatario).
La corte non ha ritenuto di rilevare che la madre, tra l'altro sposatasi con cerimonia religiosa, nei due anni precedenti non aveva ritenuto di rilevare nulla circa la frequentazione della parrocchia e della dottrina da parte del figlio, nè che era stata coinvolta e invitata a partecipare anche la famiglia materna.
Allora, veramente, la condivisione dell’affido non è mai esistita, e i magistrati sono riusciti ad intaccare la parità dei cittadini di fronte allo Stato anche nell’ambito del pensiero religioso (art. 3 della Costituzione).
 
Vittorio Vezzetti 

[Fonte adiantum.it]

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