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sabato 16 ottobre 2010

Non abusò di una sua dipendente, assolto direttore del patronato Epas

Era finito sotto processo con l’accusa di avere abusato sessualmente di una sua collaboratrice dopo averla percossa contro il muro. La presunta vittima aveva anche denunciato ritorsioni, a causa del suo rifiuto, consistenti nel licenziamento. Il processo, invece, ha dimostrato l’innocenza dell’imputato. Il direttore provinciale del patronato Epas Carmelo Traina, 55 anni, originario di Bivona, è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale e lesioni. La sentenza dei giudici della prima sezione penale  mette la parola fine (almeno per quanto riguarda il primo grado di giudizio) a una vicenda iniziata nel 2006. La donna, vedova e con figli, aveva presentato una querela alla polizia diversi giorni dopo i fatti. Disse che aveva bisogno di lavorare e di avere ricevuto la proposta di collaborare col patronato Epas. La presunta vittima raccontò di avere ricevuto attenzioni particolari da parte del direttore dell’ufficio. Avances e tentativi di avviare una relazione che la donna avrebbe respinto con fermezza. Il responsabile le avrebbe anche prospettato la possibilità di una sistemazione sicura facendo leva sulle sue difficoltà economiche. Un giorno, sempre secondo il suo racconto, l’avrebbe sbattuta contro il muro dell’ufficio e le avrebbe toccato il seno mettendo una mano sotto la maglietta. Nel farlo le avrebbe anche provocato un ematoma al braccio che la donna si fece refertare, seppure diversi giorni dopo. Dopo il rifiuto, secondo la versione dell’accusa, sarebbe scattata la ritorsione del licenziamento. Il dibattimento durato quasi tre anni, nel corso del quale l’accusa è stata rappresentata da diversi pubblici ministeri, non ha però provato le accuse. La Procura aveva comunque chiesto la condanna. La donna si è costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Sabrina Rondelli e ha confermato in aula la sua versione. Traina, difeso dall’avvocato Giovanni Augello, si è sempre difeso sostenendo la sua innocenza. I testimoni, chiamati in causa dalla stessa donna, non hanno confermato di avere assistito a scene di inquietudine o di avere raccolto confidenze particolari in tal senso.

[Fonte agrigentoweb.it]

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