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domenica 10 ottobre 2010

Fatti di sangue e isteria collettiva dei media - di Paolo Rauzi

Cesare Beccaria nella sua famosa opera "Dei delitti e delle pene" non si occupò solo della pena di morte, ma anche di un altro tema, l'idea che la gravità del delitto (e la pena conseguente) dovesse essere proporzionale alla "malizia del cuore" di chi lo commette. Secondo Beccaria questa idea va rifiutata per una serie di motivi che già nella cultura illuminista dell'epoca ottenevano grande consenso. Ma questa convinzione oggi patrimonio comune degli addetti ai lavori, non è così pacifica per tutti nella nostra epoca caratterizzata da una pervasiva invadenza dei mass media.

Questo si può vedere anche osservando il modo come sono stati trattati dai media tre fatti recenti di cronaca nera. L'uccisione di Sara da parte dello zio, gli infanticidi di Trento e di Savona da parte di due madri, hanno ricevuto una esposizione mediatica certamente giusta nella sua ampiezza, ma inquietante rispetto ai contenuti. Come ha evidenziato molto bene Donato Carrisi sul Corriere della Sera "Al girotondo del Mostro si partecipa tenendosi tutti per mano intonando la sua canzoncina blasfema con il sorriso ben stampato in faccia a beneficio di telecamera". In altri termini la necessità di fare numeri in termini di pubblico fa sì che i professionisti dell'informazione raccontando i delitti atroci fomentino una sorta di isteria collettiva. Isteria che come tutti gli stati di alterazione mentale può avere effetti imprevedibili.

Così nel caso di Sara l'isteria ha portato nelle prime settimane a scandagliare la vita privata della ragazza su Facebook per dimostrare che probabilmente si era allontanata da sola da casa e a dipingerla come una ragazzina inquieta che forse se l'era cercata. Successivamente l'apice dell'isteria mediatica si è raggiunto quando una nota trasmissione televisiva ha potuto dare in diretta la notizia del delitto alla madre della vittima (una cosa da fare invidia ai talk show americani). Infine la scoperta dell'assassino ha avuto l'effetto di incanalare l'isteria nella esecrazione del mostro e nella ricerca dei dettagli relativi alla sua personalità, utili secondo i più a stabilire la misura della pena esemplare che gli andrà inflitta.

E nel caso delle madri infanticide? Sembra di assistere ad un analogo pendolo mediatico. Giornali che il giorno prima titolano "assassina arrestata" e il giorno dopo alludono al fatto che trattandosi della madre merita solo compassione.

Ma leggiamo invece cosa scriveva Cesare Beccaria nel secolo dei lumi: "Finalmente alcuni pensarono che la gravezza del peccato entrasse nella misura dei delitti. La fallacia di questa opinione risalterà agli occhi d’un indifferente esaminatore dei veri rapporti tra uomini e uomini, e tra uomini e Dio. [...] La gravezza del peccato dipende dalla imperscrutabile malizia del cuore. Questa da esseri finiti non può senza rivelazione sapersi. Come dunque da questa si prenderà norma per punire i delitti?" Questo è l'approccio moderno alla questione dei delitti e delle pene. Dobbiamo sperare quindi che la magistratura non si faccia contagiare dall'isteria collettiva indotta dai media nell'opinione pubblica. E forse, dobbiamo anche sperare che i giornalisti, che si guadagnano da vivere raccontando questi fatti, si diano una regolata.
[Fonte adiantum.it]

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